Famiglia di Nazareth

Pubblicato il 25 gennaio 2026 alle ore 07:03

Viviamo la festa della famiglia.

Viviamola nella consapevolezza di vivere un tempo segnato da una corsa frenetica e da una certa frammentazione sociale.

Non voglio consegnarvi le classiche "istruzioni per l'uso" o farvi discorsi moralistici. Voglio che sentiate che siete il luogo dove la vita accade davvero, nel bene e nel male. Vi lascio con tutto il cuore tre consegne:

 

Voglio incoraggiarvi al “coraggio dell’imperfezione”.

Oggi la famiglia deve sentirsi dire che non deve essere perfetta per essere santa.

Spesso ci sentiamo inadeguati di fronte ai modelli patinati dei social o a un ideale religioso astratto. La Santa Famiglia di Nazareth non era una famiglia "da vetrina": ha vissuto l'esilio, la precarietà, lo smarrimento di un figlio e il dolore della croce. Essere santi non significa essere perfetti.

Dio abita le vostre ferite, le vostre discussioni in cucina e la vostra stanchezza serale. Non è fuori dalla vostra casa in attesa che mettiate tutto in ordine; è dentro, mentre cercate di farlo.

 

Voglio suggerirvi la "Liturgia del quotidiano"

I gesti comuni sono sacri. Cucinare, accompagnare i figli a scuola, curare un anziano: non sono distrazioni dalla vita spirituale, sono la vita spirituale.

Fate dell’ascolto la vostra preghiera: In un mondo di rumore, il regalo più grande è l'attenzione.

Fate della tavola la vostra eucarestia settimanale: È l'altare della casa. Mangiare insieme, senza schermi, è il primo atto di resistenza contro la solitudine.

 

Voglio invitarvi a essere "Porte Aperte"

Una famiglia sana non è un circolo chiuso che protegge i propri membri dal mondo, ma una piccola comunità che si apre agli altri. Oggi c'è bisogno di famiglie che sappiano accogliere l'amico del figlio che soffre, il vicino solo, o che sappiano testimoniare che volersi bene per sempre è ancora possibile e non è una prigione, ma una libertà.

 

Per favore, grazie, scusa… Papa Francesco lo ripeteva spesso, e oggi è più attuale che mai. Queste tre parole sono il "lubrificante" delle relazioni:

  • Per favore: riconosce che l'altro non è un mio possesso.
  • Grazie: combatte l'abitudine e l'indifferenza.
  • Scusa: è l'unico modo per non lasciare che il sole tramonti sull'ira.

 

Buona festa cara famiglia di Locate!

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