Ciò che rovina…

Pubblicato il 29 gennaio 2026 alle ore 06:52

La Parola: “Egli aveva la sua dimora nei sepolcri e nessuno più riusciva a tenerlo legato neanche con catene, perché più volte era stato legato con ceppi e catene, ma aveva sempre spezzato le catene e infranto i ceppi, e nessuno più riusciva a domarlo.  Continuamente, notte e giorno, tra i sepolcri e sui monti, gridava e si percuoteva con pietre”.

Il Commento: Solitudine, incapacità a costruire legami, e autolesionismo. Se ci pensiamo bene questo a volte è il nostro inferno. Anche noi possiamo sentirci molto soli senza riuscire ad avvertire più la comprensione degli altri. Facciamo fatica a costruire rapporti e relazioni significative e ogni volta che falliscono i nostri tentativi aumenta la nostra frustrazione e la nostra solitudine. In più abbiamo i più svariati modi per farci del male da soli: coltiviamo ad esempio disprezzo per noi stessi, coviamo sensi di colpa che ci dilaniano, e creiamo intorno a noi sempre il peggiore dei mondi possibili. Solo Gesù può tirarci fuori da questo inferno, ed è proprio così che accade nel racconto di oggi. La descrizione di quest’uomo liberato è agli antipodi della descrizione precedente: “Giunti che furono da Gesù, videro l'indemoniato seduto, vestito e sano di mente, lui che era stato posseduto dalla Legione, ed ebbero paura”. Bisognerebbe far festa ma gli abitanti sono spaventati da questa liberazione. Si sono talmente tanto abituati al male che quando si affaccia il bene lo percepiscono come un problema. Anche questa gente ha bisogno di guarire, ma invitano gentilmente Gesù ad andarsene. E se fossimo noi questa gente?

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