La Parola: Ma quegli, udite queste parole, divenne assai triste, perché era molto ricco.
Il Commento.
Quella tristezza non nasce da ciò che possiede, ma da ciò a cui non riesce a rinunciare per essere davvero libero. È la Malinconia del possessione: quando il cuore si riempie fino all'orlo di cose, di legami o di immagini di sé, finisce per non avere più lo spazio vuoto necessario per far entrare la grazia. La vera povertà evangelica non è una privazione spietata, ma un atto di fiducia, il coraggio di sbarazzarsi del superfluo per permettere all'Unico di occupare il centro.
Quando l'anima percepisce il vuoto, l'istinto umano è quello di colmarlo subito con rumore, affetti e sicurezze. Ma quelle "molte ricchezze" diventano presto una zavorra che soffoca il respiro.
Le cose del mondo sfamano per un istante, ma non dissetano mai l'anima in profondità.
Dalla letture dei Salmi sto imperando che il desiderio umano è un abisso che solo l'Infinito può abitare. Il giovane ricco se ne va triste non perché Gesù gli abbia chiesto troppo, ma perché ha intuito che la vera felicità esige la spoliazione e il rischio di fidarsi a mani vuote. Non temere quel senso di vuoto: non è una condanna, ma un invito discreto a spalancare la porta a ciò che davvero riempie la vita.
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