La Parola: Allora Gesù, fissatolo, lo amò…
Il Commento.
Tutto comincia là dove la nostra pretesa di autosufficienza si dissolve e fa spazio a una grazia inattesa. Quel verbo usato da Marco — fissatolo — indica ben più di un semplice volgere lo sguardo: è un fissare dentro, un penetrare con tenerezza infinita le pieghe più nascoste dell'anima.
Prima ancora che il giovane ricco pronunci una sola parola, prima dei suoi sforzi di osservare i comandamenti, prima dei suoi meriti o dei suoi fallimenti, c'è uno sguardo che ama.
Ciascuno di noi porta dentro di sé una grammatica emotiva unica e irripetibile. Veniamo da storie diverse, ferite differenti, attese e timori che modellano il nostro modo di amare e di sentirci amati. C'è chi ha bisogno di silenzio e chi di carezze, chi si rifugia nella corazza dell'efficienza e chi nella timidezza del nascondimento.
Eppure, questo amore originario non è mai un cappio che stringe, ma un appello alla libertà.
Quell'amore che ti fissa negli occhi non ti costringe a seguirlo: ti interpella. Lascia intatta la tua dignità di interlocutore libero.
«Allora Gesù, fissatolo, lo amò…». Non fermarti sulla soglia di questo versetto. Lasciati raggiungere da questo sguardo oggi. Non importa quanto tu ti senta inadeguato o quanto la tua "grammatica emotiva" sia faticosa o complessa.
Vivere in pienezza significa semplicemente lasciarsi afferrare da questo amore gratuito e farlo diventare il motore di ogni passo, la bussola per abitare il mondo con letizia, coraggio e speranza.
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