La Parola: “Beati i poveri in spirito perché di essi è il Regno dei cieli…”.
Il Commento:
Essere «poveri in spirito» non ha nulla a che fare con la rassegnazione o con la miseria interiore, né tanto meno con il disprezzo per la vita. La povertà di spirito è la condizione del cuore che ha fatto spazio, di colui che riconosce che l'esistenza non è una conquista da esibire, ma un dono da accogliere a mani aperte. È la libertà di chi non si sente "già sazio", di chi rifiuta l'illusione dell'autosufficienza.
Pensiamo al grido sommesso e nostalgico di Fix You dei Coldplay: quando tocchi il limite, quando riconosci che non puoi riparare tutto da solo, proprio lì si apre uno spiraglio da cui passa la luce. C'è un'inaspettata bellezza nell'ammettere di aver bisogno.
Gesù non dice "beati i poveri" per santificare la privazione, ma per dirci che Dio parte proprio dal nostro vuoto per compiere cose grandi. La povertà in spirito è l'umiltà di chi sa di essere amato senza esserselo meritato.
Accostarci alla festa di Tutti i Santi riscoprendo questa prima beatitudine significa comprendere che i Santi non sono stati eroi perfetti o superuomini, ma uomini e donne che hanno spalancato la porta al dono.
Senza questa porta d'ingresso non si può varcare la soglia della mitezza, della purezza di cuore, della misericordia, della pace. La povertà in spirito è la terra fertile su cui il Regno dei Cieli non è solo una promessa futura, ma una realtà che comincia già ora, presente e beatificante.
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