Se i miei occhi si dimenticano della luce...

Pubblicato il 2 febbraio 2026 alle ore 06:33

La Parola: "... perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli: luce per rivelarti alle genti e gloria del tuo popolo, Israele".

Il Commento: C’era una volta un vecchio artigiano di nome Simeone. Non costruiva mobili, né riparava scarpe; Simeone era un "custode dell'attesa". Viveva in una piccola casa vicino alle grandi porte del Tempio e, ogni mattina, accendeva una piccola lampada a olio sul suo davanzale.

Un giorno, un giovane viandante, vedendolo curvo sulla sua fiammella mentre fuori infuriava un vento gelido, gli chiese:"Vecchio mio, perché sprechi olio e tempo per una luce così piccola? Il mondo fuori è immenso e buio, e la tua lampada non illumina che un centimetro di strada."

Simeone sorrise, con gli occhi stanchi ma lucidi, e rispose: "Vedi, figlio mio, io non accendo questa luce per illuminare il mondo intero. La accendo perché, quando la Luce Vera arriverà, io non sia abituato al buio. Se i miei occhi si dimenticano della luce, non sapranno riconoscerla nemmeno quando l’avranno davanti."

Quel racconto di Simeone ci porta dritti nel Tempio di Gerusalemme. Immaginate la scena: c’è il solito viavai, il rumore delle monete, il belare degli agnelli, il fumo degli incensi solenni. Tutti sono impegnati a "fare religione".

Poi entrano due giovani genitori della periferia, Maria e Giuseppe. Portano un bambino che sembra uguale a tutti gli altri. Non ci sono faretti, non ci sono tappeti rossi. Ma il vecchio Simeone, che aveva allenato gli occhi con la sua piccola lampada, vede oltre.

Egli prende il Bimbo tra le braccia. Non dice: "Finalmente è arrivata una potenza militare". Dice: "I miei occhi hanno visto la tua salvezza, luce per illuminare le genti".

Cosa ci insegna questa "Candelora"?

Oggi noi benediciamo le candele. Ma la candela ha una caratteristica particolare: per dare luce, deve consumarsi.

  1. La pazienza dell'attesa: Come Simeone, anche noi viviamo tempi di "vento gelido" (difficoltà, solitudini, incertezze). La Candelora ci dice che la speranza non è un grande incendio che divampa subito, ma una piccola fiamma da proteggere ogni giorno con la preghiera.
  2. Riconoscere l'essenziale: Molti nel Tempio quel giorno hanno urtato Maria e Giuseppe senza accorgersi di nulla. Erano troppo occupati dai loro "grandi affari". Simeone e Anna, invece, hanno riconosciuto Dio nella fragilità di un neonato. La domanda per noi è: Sappiamo vedere la luce di Dio nelle piccole gioie o nelle persone che ci stanno accanto?
  3. Diventare "Candelore" viventi: Quando uscirete di qui con la vostra candela, ricordate che quel pezzetto di cera siamo noi. Siamo chiamati a portate un po' di calore dove c'è freddezza e un po' di chiarezza dove c'è confusione.

 

Una piccola riflessione finale: La Candelora è la festa dell'incontro. Dio si fa piccolo per farsi abbracciare, e l'uomo si fa attento per poterlo riconoscere. Non importa quanto sia buio fuori; ciò che conta è che la tua lampada interiore sia accesa, alimentata dall'olio della fede e della pazienza.

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