La Parola: "Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l'ho fatto conoscere a voi".
Il Commento: Signore Gesù, oggi mi fermo, stupito e commosso, davanti alla Tua Parola.
Ci sono sere in cui il peso della vita mi fa sentire un servo oppresso dai doveri,
un subordinato che deve solo eseguire e "stare al proprio posto".
E invece Tu spezzi questa catena e mi chiami Amico.
Che dono immenso, troppo spesso dato per scontato.
Tu non mi chiedi un'obbedienza cieca e impaurita;
Tu mi apri il Tuo cuore, mi confidi i segreti del Padre,
ti fidi di me al punto da rendermi partecipe dei Tuoi sogni.
Come davanti alle Porte di Durin, dove la chiave era la parola più semplice,
anche Tu mi sussurri che la porta del Tuo Regno non si apre con i sacrifici di uno schiavo,
ma pronunciando con verità la parola Amico.
Tu sei la porta, e mi inviti a entrare.
Insegnami, Signore, a non calpestare la bellezza di questo legame.
Guariscimi dalla tentazione di considerarti un padrone distante
e custodisci in me lo stupore per questa intimità gratuita.
Aiutami a essere, a mia volta, un amico vero per chi incontro:
capace di ascolto, di gratuità, di porte aperte.
"Non vi chiamo più servi... vi ho chiamati amici."
Grazie perché non sono solo un servo che esegue,
ma un amico che cammina al Tuo fianco.
Amen.
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