Dalla Fonte al Fuoco, custodi di Comunione

Pubblicato il 24 maggio 2026 alle ore 06:16

La Parola: "Se mi amate, osserverete i miei comandamenti".

Il Commento: 

Fratelli e sorelle, in questo tempo liturgico così intenso, stiamo compiendo un vero e proprio pellegrinaggio interiore. Siamo partiti idealmente dai piedi di Maria, venerata come Maria ad Fontem – colei che ci accoglie alla sorgente della grazia, la Madre che custodisce il silenzio e la purezza delle origini – e stiamo camminando a grandi passi verso la solennità della Pentecoste, il giorno in cui quella sorgente diventa un fiume in piena, un fuoco che spinge la Chiesa sulle strade del mondo.

E proprio lungo questa strada, il Vangelo di oggi ci consegna una parola di Gesù che non lascia spazio a scuse: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti».

L'inganno del sentimento e la concretezza dell'amore

Spesso rischiamo di ridurre l'amore per Dio a un'emozione passeggera, a un sentimento consolatorio che proviamo tra i banchi di chiesa, per poi dimenticarcene appena varchiamo la porta d'uscita. Ma Gesù ci spiazza. Ci dice che l'amore per Lui ha un'unità di misura molto precisa: l'osservanza dei suoi comandamenti.

E qual è il comandamento che riassume tutti gli altri? «Amatevi gli uni gli uni gli altri come io ho amato voi». Non è un invito a non fare del male, è l'imperativo a fare il bene, a costruire.

Qui, fratelli, dobbiamo avere il coraggio della verità e guardarci dentro. Guardare le nostre comunità, le nostre famiglie, le nostre relazioni quotidiane. Gesù ci chiede comunione, e noi cosa gli offriamo? Troppo spesso le nostre parole sono divisive. Diventano muri anziché ponti. Usiamo la lingua per giudicare, per etichettare, per mormorare, per marcare le distanze tra "noi" e "loro". Ci scopriamo campioni di divisione proprio mentre ci professiamo discepoli del Dio dell'unità.

Chiedere lo Spirito per "tessere trame di comunione"

Allora, questa sera, la nostra preghiera deve farsi supplica sincera, quasi un grido: Tu, Gesù, lo hai detto... allora aiutaci!

Da soli non ci riusciamo. La nostra natura umana, ferita dall'orgoglio, tende a separare. Abbiamo bisogno dello Spirito Santo, il Paraclito che il Padre ci manderà a Pentecoste. Se Babele è stato il luogo in cui le lingue si sono confuse e gli uomini hanno smesso di capirsi, Pentecoste è il momento in cui lo Spirito sintonizza i cuori sulla stessa frequenza: quella dell'amore che accoglie la diversità.

Chiediamo la grazia di saper cercare e tessere trame di comunione. La trama è fatta di fili che si incrociano: fili diversi per colore e spessore, che però insieme creano un tessuto forte, capace di coprire e riscaldare.

Tessere comunione significa:

Scegliere il silenzio quando la parola ferisce.

Cercare ciò che unisce anziché evidenziare ciò che divide.

Ascoltare per capire, non per ribattere.

Dalla Fonte alla testimonianza

Maria, la Vergine ad Fontem, ci insegna come si fa. Presso la fonte dell'acqua viva, lei ha ascoltato, ha custodito la Parola nel cuore e l'ha trasformata in vita. Lei, che era nel cenacolo insieme agli apostoli impauriti e divisi, è stata il grembo che ha tenuto unita la prima Chiesa in attesa del Fuoco.

Chiediamo a Gesù, per intercessione della Madre sua e nostra, di purificare le nostre labbra e i nostri cuori. Che le nostre parole non siano più pietre scagliate per ferire, ma balsamo per curare; non barriere per escludere, ma inviti a camminare insieme.

Vieni, Spirito Santo, e trasforma le nostre divisioni in una sinfonia di comunione. Amen.

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