La parola: “Non così dovrà essere tra voi…”.
Il Commento.
C'è una sottile tentazione che attraversa ogni gruppo umano, anche il più spirituale: quella di misurare le relazioni con la bilancia del merito, del ruolo, del controllo o del riconoscimento. Gesù lo sa bene, e ai suoi, che già litigavano sui primi posti, consegna una parola disarmante che suona come una liberazione: «Non così dovrà essere tra voi».
Tra i discepoli di Cristo la grandezza non si misura dal raggio della propria influenza, ma dalla profondità del proprio chinarsi. La comunità cristiana non è un'arena di competenze o di primedonne, ma una scuola di custodia reciproca. È il luogo in cui l'autorità fiorisce solo come servizio, la parola nasce dall'ascolto e la correzione non ferisce, ma cura.
Fare spazio all'altro significa rinunciare al bisogno di aver ragione per cercare, insieme, la verità. Significa vivere quella carità feriale che non fa rumore, capace di scorgere il volto di Dio nel fratello più fragile e nelle domande inattese del mondo.
Quando la comunità rinuncia alle logiche del potere e abbraccia la grammatica del dono, smette di essere un'organizzazione e diventa, finalmente, una casa.
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