La Parola: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli».
Il Commento.
Quando i discepoli chiedono Gesù di insegnare loro a pregare, non chiedono una formula magica o una tecnica complessa. Chiedono una relazione. Viene in mente la grande lezione di Santa Teresa di Lisieux, la quale diceva con estrema semplicità che per lei la preghiera non era un florilegio di belle frasi, ma «un slancio del cuore, un semplice sguardo gettato verso il Cielo, un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia».
Sentirsi vuoti e senza parole non è necessariamente un fallimento spirituale; spesso è il punto d'inizio. Papa Francesco ci ricordava spesso che Dio ama iniziare proprio dalle nostre povertà. Quando ti senti svuotato, hai finalmente fatto spazio. Finché siamo pieni di noi stessi, dei nostri pensieri, delle nostre risposte e perfino delle nostre "belle preghiere", Dio rischia di trovare la porta chiusa. Come amava sottolineare il Cardinale Carlo Maria Martini, la preghiera vera nasce proprio quando accettiamo di stare davanti a Dio con le mani vuote, come mendicanti. È l'atteggiamento di san Francesco, che non portava a Dio la sua grandezza, ma la sua nuda umanità.
Se non hai parole, non cercarle. Sosta. Dio non conta le parole, ma ascolta i respiri e i desideri. Gesù non ti chiederà un resoconto delle tue assenze. Ti dirà semplicemente: "Sono qui". La tua preghiera oggi è proprio questo tuo grido sincero. Ed è già ascoltato.
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