La Parola: … si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza.
Il Commento.
Nella parabola dell’amico notturno, Gesù usa una parola forte, quasi spiazzante: invadenza, sfrontatezza, insistenza. Ma perché Dio, che conosce i nostri bisogni prima ancora che glieli chiediamo, dovrebbe desiderare la nostra insistenza? Non per farsi pregare, ma per formare il nostro cuore.
Il rischio quotidiano è infatti quello di essere travolti dall'urgente: le scadenze che gridano più forte, le ansie del momento, le reazioni immediate alle emergenze della vita. L'urgente ci riempie le mani, ci toglie il respiro e spesso ci lascia vuoti. Il necessario, invece, parla a voce bassa. Il necessario è ciò che tiene in piedi la vita: la grazia, l'amore, il perdono, la relazione con Dio, la pace profonda. Come la «sola cosa necessaria» ricordata da Gesù a Marta nell'ospitalità di Betania, il necessario richiede silenzio e coraggio per essere scelto.
L'insistenza spirituale è allora quell'atto d'amore con cui continuiamo a bussare non per cambiare la mente di Dio, ma per non permettere all'urgente di rubarci il necessario. È la perseveranza del poverello di Assisi che passa la notte a ripetere soltanto: «Mio Dio e mio tutto», riducendo ogni affanno all'unica cosa che conta davvero.
Bussare con insistenza significa dire a Dio: «Io non mi accontento delle briciole dell'urgente. Io ho bisogno di Te, che sei il Necessario». E la promessa del Vangelo è certa: a chi buca la notte con questa sfrontata fiducia, il Padre non darà semplicemente qualcosa, ma donerà Se stesso, lo Spirito Santo.
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