La Parola: “Chi non è con me, è contro di me; e chi non raccoglie con me, disperde”.
Il Commento.
Oggi scopro che il contrario dell'essere «con Cristo» non è necessariamente il compiere il male supremo, ma il disperdere. La tentazione più sottile del nostro tempo non è quasi mai il rifiuto aperto della grazia, ma la dissipazione dell'anima. Gesù non è un sovrano geloso che esige alleanze di potere, ma un Maestro di vita che ha a cuore la nostra interezza.
«Chi non raccoglie con me, disperde»: la parola greca usata nei Vangeli, skorpízei, indica proprio lo sparpagliare le pecore, il frantumare ciò che era unito, il dissolvere l'essenziale nelle mille cianfrusaglie del quotidiano.
Ci affanniamo dietro a ciò che strilla più forte — le scadenze, le aspettative altrui, l'ansia da prestazione — scambiando ciò che è urgente con ciò che è importante.
È la lezione antica e sempre nuova di Marta e Maria: possiamo essere immersi in cose buone e perfino sacrosante, eppure trovarci con il cuore diviso, frammentato, sfilacciato. Raccogliere con Cristo significa far passare la propria giornata attraverso un filtro di senso.
San Bonaventura scriveva: «Il cuore umano è un abisso, ma basta poco per riempirlo: la presenza di Colui che lo ha fatto.» Sostare davanti a questo versetto di Gesù non deve generare senso di colpa, ma un sospiro di sollievo. È l'invito a smettere di correre a vuoto. Quando avverti che la vita si sta sfilacciando, fermati, fai un respiro profondo e riporta il centro della tua attenzione a Lui. Lì, nella Sua amicizia, non un solo frammento del tuo tempo o della tua bellezza andrà perduto.
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