Carne glorificata

Pubblicato il 15 agosto 2026 alle ore 06:11

La Parola: “…. come aveva promesso ai nostri padri, ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre”.

Il Commento.

La promessa di cui canta Maria nel Magnificat non è un semplice patto di alleanza o una garanzia di benessere terreno. È la fedeltà stessa di  Dio e alla Sua presenza: la promessa che l'amore non va perduto, che la debolezza umana non ha l'ultima parola e che l'uomo non è fatto per la polvere, ma per la comunione eterna con Lui.

Come ricordava spesso il Cardinale Martini, la Scrittura è la storia di questa fedeltà ostinata di Dio che si fa spazio tra le pieghe della nostra fragilità.

Nella solennità dell'Assunzione di Maria, questa promessa smette di essere soltanto un'attesa spirituale o una speranza vaga e diventa carne glorificata.

In Maria Assunta in cielo scopriamo che non si salva solo un'anima astratta, ma l'umanità completa di Maria: le sue mani che hanno accudito, i suoi piedi che hanno camminato, il suo grembo che ha accolto. Mi commuovo perché significa che In Dio c'è posto per il nostro corpo, per le nostre relazioni, per la nostra storia.

Ecco allora che la gioia cristiana non è un'allegria di superficie, né il vuoto ottimismo che ignora il dolore. È la gioia pasquale del sentirsi guardati con misericordia. La gioia che si fa contagio e servizio. L'Assunta ci ricorda che la nostra destinazione è la gioia piena. E se la meta è il Cielo, allora anche il cammino sulla terra può accendersi di una luce grande, fatta di passi umili, di speranza e di un sorriso capace di dire a chi ci incontra: siamo amati, e nulla andrà perduto.

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