La Parola: “…umiliò se stesso facendosi obbediente”.
Il Commento.
La tentazione più grande non è il dubbio, ma la routine. Rischio di far passare la Passione di Cristo come un fatto di cronaca antica, un'icona ormai familiare che sfioro con lo sguardo senza che mi tocchi il cuore.
Forse dovrei chiedermi se la Parola, in me, è lettera viva o morta… ricordo che il Cardinale Martini diceva che la Parola non viene per rassicurare le nostre abitudini, ma per svegliare le nostre domande.
Dio non ha amato per decreto, ma piegandosi. Ha scelto la via dell'umiltà, che è la parola del terreno, dell'humus: si è piantato dentro la nostra terra fino in fondo, senza riservarsi alcuna via di fuga. Papa Francesco lo ripeteva spesso: l'amore di Dio è una carezza che non si impone, ma si dona fino a lasciarsi ferire.
Le parole di Paolo sono la trasparenza di un Amore che non conosce confini né misura. Solo se di nuovo mi lascio sorprendere l’indifferenza in me non la farà da padrona. Se voglio che questo amore mi tocchi davvero forse dovrei smettere di guardare la croce da lontano ma avvicinarmi in punta di piedi: lì, come nel pane dell’Eucarestia egli si fa prossimo alla mia vita, alla parte ferita di me. Prego sempre che tu possa liberami dalla fatica, forse dovrei iniziare a pregare di liberami da un cuore troppo di pietra.
Signore Gesù, che ti sei umiliato fino ad abbracciare il nostro limite, strappami all'anestesia dell'abitudine. Donami la grazia di commuovermi ancora davanti al tuo dono, perché io non passi oltre, ma sappia sostare dove l'amore soffre, ama e ricomincia. Amen.
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