Profezia di speranza

Pubblicato il 28 settembre 2026 alle ore 06:26

La Parola:  “… affiderà ad altri la vigna”.

Il Commento.

La parabola dei vignaioli omicidi è una parola che trafigge, ma il Vangelo non ferisce mai per distruggere: ferisce per aprire una feritoia.

Se leggiamo quel "consegnerà la vigna ad altri" con gli occhi della paura o del solo giudizio, vi sentiamo il peso di un fallimento, la minaccia di un’esclusione. Ma nella logica del Regno, dove la misericordia è sempre più grande della nostra misura, quella frase rigida nasconde la vertigine della speranza.

La vigna non è nostra, è del Padre. Il primo grande sollievo sta nel ricordarci che non siamo i padroni dell’opera, ma servi amati e custodi temporanei.

La vigna – che sia la nostra vita, la nostra fede, una comunità o un servizio – appartiene a Dio. Riconoscere che Egli può darla "ad altri" significa liberarci dalla tentazione di possederla, di ritenerci indispensabili o di trasformare il dono in un feudo.

Il dono non si arresta, si espande. La profezia è di speranza perché garantisce che la storia della salvezza non si blocca di fronte ai nostri veti, ai nostri ritardi o alle nostre resistenze. Se noi chiudiamo le mani, Dio non smette di seminare e di far fruttificare la sua grazia: trova altre strade, altri cuori, altre braccia. Il Suo sogno sul mondo va avanti comunque.

Passare il testimone o accettare che la vigna fiorisca attraverso altre mani non è una sconfitta: è entrare nella vera pace di chi sa che il Frutto appartiene soltanto a Lui.

Aggiungi commento

Commenti

Non ci sono ancora commenti.