La Parola.
«Guardatevi dagli scribi, che vogliono passeggiare in lunghe vesti...».
Il Commento.
Questo richiamo di Gesù non scade mai, perché non parla di un'epoca storica, ma di una tentazione permanente del cuore umano: quella di sostituire la sostanza del Vangelo con l'ostentazione delle sue forme.
Le "lunghe vesti" di oggi non sono soltanto i paramenti complessi o il compiacimento per un'estetica sacrale che rischia di farsi nostalgica e autoreferenziale. Sono anche gli atteggiamenti di chi usa la fede come un piedistallo, di chi si ammanta di una perfezione formale per giudicare anziché servire, di chi cerca la visibilità religiosa anziché l'invisibilità dell'amore quotidiano. È la tentazione di una Chiesa che parla a se stessa, che si specchia nella propria autorevolezza e dimentica la polvere delle strade.
Come ricordava spesso il Cardinale Carlo Maria Martini, il rischio costante è quello di passare dal servizio al potere, dal mistero al ritualismo. Ma il Vangelo è radicalmente altro. Il Vangelo è il profumo dell'ampolla spezzata da Maria di Betania, non il calcolo della veste d'apparato. È la piccolezza di Santa Teresa di Lisieux, che ci insegna a cercare Dio nella «piccola via» del nascondimento e non nelle grandi acclamazioni. È la vita spesa di don Bosco o di san Pier Giorgio Frassati, che non indossavano la fede come un abito da galà, ma la consumavano per i giovani, per i poveri, tra le ceneri e il fango del mondo.
Tutta apperenza la mia... lunga la via della conversione!
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