La Parola: Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia»
Il Commento.
Trovo in queste parole di Andrea tanta freschezza... io l'ho smarrita, è diventato un lavoro annunciare la parola. Quando l'annuncio si fa «lavoro», «dovere» o «routine», significa solo che la polvere dei giorni si è posata sui nostri occhi. Succede a tutti, persino ai santi. Andrea non corre da Simone perché ha un mandato pastorale da adempiere, né perché deve "fare il catechista". Corre perché è straripante. Non ha una dottrina da spiegare, ha una Persona da mostrare. Ha negli occhi ancora lo sguardo di Gesù e il sapore di quell'ora spenta a casa sua.
Abbiamo sempre bisogno di risalire «alla sorgente» per non far diventare la fede un'abitudine. Cosa fare allora se oggi senti la fatica?
Fermati con il "fare": non sforzarti di essere entusiasta per forza. A volte occorre deporre l'ansia della prestazione spirituale. Torna a fare il discepolo: prima di essere "quello che annuncia", torna a essere colui che ascolta e basta. Dio non chiede grandi sforzi titanici, ma la fiducia di un bambino che si lascia amare per quello che è, anche quando è stanco. Cerca il "respiro di Dio" altrove: a volte Dio ci riconquista attraverso un'angolatura inaspettata, fuori dagli schemi consueti.
Non temere la stanchezza: il Signore sa fare cose meravigliose anche con le nostre mani affaticate. Lascia che la Sua Parola torni prima ad accarezzare te, e vedrai che l'annuncio smetterà di essere un lavoro per tornare a essere semplicemente un traboccare di gioia.
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