La Parola: Ma a voi che ascoltate, io dico: amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro. E come volete che gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro».
Il Commento.
Il brano delle guance, dei mantelli e dei nemici viene spesso letto come l'invito a una sottomissione passiva. Ma se ascoltiamo l'eco dell'anima, capiamo che è l'esatto contrario: è un atto di audacia assoluta. Gesù ci sta mostrando come spezzare la catena del male. Se uno mi percuote e io rispondo percuotendo, il male vince due volte. Se offro l'altra guancia, tolgo al male il suo potere, lo lascio senza parole, lo costringo a guardarsi allo specchio.
Spesso viviamo a metà. Ci proteggiamo dietro una moderazione che assomiglia tanto alla tiepidezza. Per paura di soffrire o di essere ingannati, preferiamo non esporci. Costruiamo muri di giudizi, di "buon senso", di distanze di sicurezza, convinti che ci proteggano da chi non la pensa come noi o da chi ci ferisce.
Ma il muro che costruiamo per tenere fuori l'altro, diventa inevitabilmente la prigione che ci tiene dentro, incapaci di vedere la meraviglia di una vita vissuta a fondo. Quando alziamo queste barriere, ci priviamo della capacità di stupirci. Non vediamo più il bene che fiorisce nei luoghi più impensati, non sappiamo più scorgere i dettagli d'amore che ci circondano, perché l'occhio si è abituato solo a difendersi.
Dimentichiamo che la parola “beati” e “guai” ci appartengono profondamente". Esse sono principio di salvezza e non di condanna. I "Guai" non sono minacce, ma gridi di dolore di Dio per noi. Sono moniti per quando siamo troppo sazi di noi stessi, troppo ricchi delle nostre ragioni, troppo arroccati nei nostri muri. Ci dicono: "Attento, ti stai spegnendo". I "Beati" sono gli spazi vuoti, le fessure nei muri da cui entra la luce. È beato chi si lascia strappare il mantello della propria superiorità, chi accetta la nudità della vulnerabilità, chi risponde all'odio inventando, ancora una volta, una grammatica di benedizione. Vivere questo impeto d'amore non significa essere ingenui, ma essere terribilmente coraggiosi. Significa scegliere di abitare la vita con il cuore aperto, preferendo il rischio di una ferita alla certezza di una tomba protetta dai nostri stessi muri.
Buona domenica!
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