Narrazione...

Pubblicato il 6 luglio 2026 alle ore 05:49

La Parola: «Torna a casa tua e racconta quello che Dio ha fatto per te». E quello se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù aveva fatto per lui.

Il Commento.

C’è un mandato preciso in queste parole di Gesù: non ci viene chiesto di teorizzare su Dio, ma di diventare narratori della Sua opera in noi. Il Vangelo non è un'idea da difendere, ma una storia d'amore vissuta da raccontare. Troppo spesso camminiamo nella vita con il passo accelerato di chi deve sempre giudicare, catalogare, risolvere. Ma il giudizio ha fretta, mentre la Grazia ha bisogno di tempo. Solo chi sa sostare davanti alla propria esistenza senza la fretta del giudizio è in grado di scorgere la carezza di Dio, quel filo d'oro della Sua presenza che unisce anche i nostri frammenti più fragili.

In questo, Santa Teresa di Lisieux ci fa da guida luminosa. Nel suo Manoscritto A, scriveva che il suo unico compito era iniziare a fare ciò che avrebbe fatto per l'eternità: cantare le misericordie del Signore. Teresa non ha compiuto gesti eclatanti agli occhi del mondo, ma ha saputo guardare la propria piccolezza come il luogo esatto in cui Dio sprofonda il Suo amore. Ha trasformato la sua quotidianità in un canto di gratitudine.

Condividere ciò che Dio ha fatto per noi non significa mettersi su un piedistallo, ma dire a chi incontriamo: "Guarda, ero nel buio e ho trovato una luce, ero ferito e sono stato curato". È l'ortodossia più vera: quella di un cuore che ha fatto esperienza del Risorto e non può fare a meno di contagiare il mondo con la gioia dell'Incontro.

Fermiamoci oggi, facciamo silenzio, ascoltiamo la nostra vita e chiediamoci: Qual è la meraviglia che Dio ha compiuto in me e che oggi posso raccontare a chi mi sta accanto?

Buona narrazione!

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