L’audacia di non mandare via nessuno.

Pubblicato il 8 luglio 2026 alle ore 05:46

La Parola: Gesù disse loro: «Dategli voi stessi da mangiare».

Il Commento.

L'invito di Gesù risuona come una provocazione che spezza la logica del calcolo. Di fronte alla folla stanca e affamata, la prima reazione dei discepoli è umana, fin troppo umana: "Congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare". È la tentazione della delega, lo scarico di responsabilità che spesso abita anche le nostre comunità. Ma Gesù ribalta la prospettiva: «Dategli voi stessi da mangiare».

In questo comando non c'è una pretesa impossibile, ma una rivelazione. Gesù non chiede ai discepoli di compiere il miracolo da soli, chiede loro di mettere in gioco quel poco che hanno. Il miracolo non nasce dal nulla, ma dalla condivisione. Non è la magia della moltiplicazione, è la grazia del dono che genera sovrabbondanza.

San Francesco d'Assisi ci ha insegnato che l'uomo non possiede nulla se non la propria capacità di amare e di farsi minore. Dare ciò che alimenta la vita significa non presentarsi mai a mani vuote di fronte al dolore dell'altro. Benedetto XVI, nella sua enciclica Caritas in Veritate, ricordava che la carità non è mai un pio sentimento, ma la forza trainante del vero sviluppo di ogni persona. Nutrire l'altro significa riconoscerne la dignità profonda: non solo pane materiale, ma pane di consolazione, di ascolto, di speranza.

Qui sta il cuore dell'ortodossia cattolica che si fa mistica quotidiana: l'azione dell'uomo non è separata dalla grazia di Dio. Se guardiamo alle nostre sole forze, i cinque pani e i due pesci sembreranno sempre ridicoli. Ma, come scriveva mirabilmente Santa Teresa di Lisieux, Dio non ci chiederebbe mai qualcosa che non fossimo in grado di compiere con il Suo aiuto. La nostra incapacità diventa lo spazio in cui agisce la Sua onnipotenza umile. "Io vi rendo forti. Io vi rendo degni". La dignità del discepolo non sta nei suoi meriti, ma nel fatto di essere stato scelto e inviato.

Giovanni Paolo II ha gridato al mondo di "non avere paura" di spalancare le porte a Cristo. Spalancare le porte a Cristo oggi significa non chiudere la porta a chi bussa per fame, per solitudine, per sfinimento. Un'ortodossia viva non si arrocca nella difesa di strutture del passato, ma si fa "chiesa in uscita", capace di farsi ferire dalla fame del mondo. È la logica della gratuità pura: dare perché si è ricevuto.

Gesù non è un risolutore di problemi, è un moltiplicatore di possibilità. Non ci chiede di fare i contabili del possibile, ma i poeti dell'impossibile di Dio. Questo invito, allora, diventa una promessa: quando osiamo spezzare il nostro tempo, il nostro affetto e le nostre risorse per l'altro, scopriamo che le nostre mani non si svuotano, ma diventano il canale attraverso cui il Risorto continua a nutrire l'umanità.

Buona giornata!

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