Il paradosso della sequela...

Pubblicato il 10 luglio 2026 alle ore 05:42

La Parola: Poi, a tutti, diceva: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua».

Il Commento.

A un primo sguardo, la parola "rinnegare" può spaventare, evocando l'eco di una fede che spegne l'umano, che mortifica l'esultanza della vita. Diffida da tutto ciò! La Grazia non distrugge la natura, la compie. Come ci ricordava con forza Benedetto XVI, Cristo non toglie nulla di ciò che rende la vita bella e grande. Allora, cosa ci chiede Gesù di rinnegare? Non l'identità unica che Dio ha pensato per ciascuno di noi, ma quel "falso io" fatto di egoismo, di orgoglio, di ansia di possesso e di controllo. È la dinamica del seme, tanto cara ai Padri della Chiesa e ripresa mirabilmente da Manzoni nei Promessi Sposi: il seme deve "rinnegare" la propria forma chiusa per spaccarsi nella terra, ma solo così diventa se stesso, cioè albero e frutto. Rinnegarsi significa accettare la potatura di ciò che è superfluo, di ciò che ci isola, per far emergere la nostra fioritura più autentica.

Gesù aggiunge un dettaglio decisivo: "ogni giorno". La croce di cui parla il Vangelo non è il “dolore” cercato per se stesso, né una rassegnazione passiva al destino. La fede è il respiro libero della fiducia, non una catena. Prendere la croce ogni giorno significa abitare la realtà con responsabilità. Significa accettare il peso dell'amore fedele: l'amore per i fratelli, l'impegno educativo, la fatica di custodire la comunità anche quando costa. È la "via stretta" che non stringe il cuore, ma lo dilata. È la "piccola via" di Santa Teresa di Lisieux, che non cercava grandi penitenze, ma offriva il quotidiano con un amore immenso. La croce quotidiana non è l'altare del sacrificio punitivo, ma il luogo dove l'amore si fa carne e storia.

Il segreto di questo versetto sta nell'ordine dei passi: "venga dietro a me". L'errore drammatico dell'uomo è la pretesa di camminare davanti a Dio, di spiegargli come va il mondo, di farsi idolo di se stesso. Mettersi "dietro" significa ritrovare la fisionomia dei discepoli.

Il Vangelo non è un codice di divieti, ma un'offerta di libertà. Nella Divina Commedia, il viaggio di Dante è l'esempio più alto di questa dinamica: per ritrovare la sua vera statura di uomo, Dante deve accettare di smarrirsi, di lasciarsi svuotare nel Purgatorio per poter essere purificato e ridiventare "puro e disposto a salire a le stelle".

Camminare dietro a Cristo ci libera dall'ossessione di dover salvare il mondo da soli. Ci restituisce la gioia di essere figli.

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