La Parola: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla”.
Il Commento.
Spesso questo versetto viene letto esclusivamente sotto la lente della dipendenza: senza la Vite, il tralcio secca. Ed è vero. Ma c'è una reciprocità misteriosa e commovente che la mistica cristiana, da San Francesco fino alla sensibilità ecologica della Laudato si’, ci invita a riscoprire. Il tralcio non è un recettore passivo. È l'estremità della vite che si sporge nel mondo, l'antenna che intercetta la brezza, il sole, la notte e la pioggia. Attraverso le foglie del tralcio, la vite "respira" la natura. C'è uno scambio continuo: la linfa sale dalle radici invisibili della Vite (il Cristo), ma l'energia della luce viene catturata dal tralcio (l'umanità) e rimessa in circolo.
Dio, per manifestarsi nella storia e toccare la terra, ha scelto di aver bisogno di noi. Come scriveva magistralmente il Cardinale Martini, la Chiesa non vive di autoreferenzialità, ma esiste per essere immersa nel mondo. Noi siamo i tralci chiamati a stare nel mondo, a respirarne le fatiche, le bellezze, le ferite, per portarle poi dentro il cuore stesso di Dio.
Il tralcio è la carne della vite che si fa carezza al vento, che impara il ritmo delle stagioni. Senza la vite il tralcio non ha vita, ma senza il tralcio la vite non ha braccia per abbracciare il mondo. In questa prospettiva, la preghiera e l'azione non sono separate: rimanere in Lui significa anche portargli il profumo del mondo, e portare al mondo la freschezza della Sua linfa. È l'alleanza feconda tra il Creatore e la creatura, dove persino il respiro dell'universo diventa un canto di lode comune.
Laudato si mio Signore!
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