Il rischio di essere estranei

Pubblicato il 12 luglio 2026 alle ore 06:12

La Parola: “Non so di dove siete”.

Il Commento.

A prima vista, questa risposta di Gesù ci destabilizza, quasi ci spaventa. Noi siamo qui, in chiesa, abbiamo ascoltato la Parola, magari abbiamo mangiato e bevuto alla Sua presenza, proprio come i personaggi del Vangelo. Come può Dio non conoscerci? Egli, che come scriveva Agostino è “più intimo a me di me stesso”?

Non dobbiamo dimenticare che la "conoscenza", nella Scrittura, non è mai un fatto intellettuale. Non è nozione: è relazione, è intimità, è alleanza. Quando Gesù dice "non vi conosco", sta constatando una triste realtà: noi ci siamo resi estranei a Lui. Siamo noi che abbiamo scelto di non lasciarci conoscere, chiudendo le porte del nostro essere profondo.

Quante volte rischiamo di vivere una fede "anagrafica", fatta di sguardi superficiali? Pensiamo che basti mostrare un'appartenenza, un certificato, o l'abitudine di frequentare la parrocchia. Eppure, si può stare vicinissimi all'altare e lontanissimi dal fuoco dell'Amore.

Cosa significa, allora, "lasciarsi conoscere" da Dio? Significa deporre le maschere. Significa fare come Santa Teresa di Lisieux, che si presentava a Dio a mani vuote, senza pretendere di esibire meriti o titoli di proprietà sulla salvezza, ma offrendo semplicemente la propria fragilità. Dio "sa di dove siamo" quando abitiamo la nostra verità, quando gli permettiamo di entrare nelle nostre ferite, e non solo nelle nostre formalità.

La via di Dio è quella della vicinanza e della tenerezza. Se noi non diventiamo vicini e teneri con gli altri, se non pratichiamo la giustizia e la carità, noi cambiamo i nostri connotati spirituali. Diventiamo irriconoscibili per Colui che è l'Amore incarnato. Se parliamo la lingua dell'indifferenza, Dio – che parla solo la lingua della compassione – non capisce più da dove veniamo. Il nostro accento diventa estraneo al Regno dei Cieli.

La risposta di Gesù non è una condanna senza appello, ma un avvertimento accorato, un atto di misericordia che ci scuote dal torpore. È l'invito a passare da una fede "di corteccia" a una fede "di midollo”.

Non offriamo a Gesù la carta d'identità dei nostri doveri compiuti, ma il passaporto di un cuore che si fida, che si lascia scarnificare dall'Amore e che cerca, ogni giorno, di riconoscere il Suo volto nel volto del fratello più piccolo.

Buona domenica!

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