La Parola: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini».
Il Commento.
San Francesco d'Assisi non ha convertito il Sultano brandendo dogmi, ma camminando disarmato. Oggi siamo pescatori di uomini quando accettiamo di "toglierci i calzari" davanti alla terra sacra dell'altro, come ci ricorda Papa Francesco. Significa non guardare l'umanità dall'alto di un piedistallo morale, ma scendere sulla riva, lì dove la gente fatica, dubita e ferisce. Curare le persone, e non le cose, significa anteporre il volto della persona alle sue fragilità o ai suoi errori. Papa Benedetto XVI diceva che «l'intelligenza della fede diventa intelligenza della realtà»: essere pescatori oggi significa avere uno sguardo intelligente e penetrante, capace di vedere il bisogno d'amore che si nasconde anche dietro le ribellioni o i silenzi del nostro tempo.
Curare l'uomo oggi significa restituirgli il diritto di essere ascoltato. In un mondo saturo di parole gridate e di giudizi immediati, il cristiano è colui che offre uno spazio di silenzio e di accoglienza calda. La Chiesa non è una dogana, ma, come amava ripetere Giovanni Paolo II, è la «casa comune del dialogo e della speranza». Pescare l'uomo significa tirarlo fuori dal fango del disprezzo di se stesso, fargli sentire che la sua vita ha un valore infinito agli occhi di Dio, proprio come faceva Gesù con i pubblicani e i peccatori.
In fondo, essere pescatori di uomini oggi non richiede strategie pastorali complicate, ma la semplicità di chi dice: «Ti vedo, mi prendo cura di te, la tua vita mi sta a cuore». È il passaggio dalle "cose" ai "volti".
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