La Parola: “Bada dunque che la luce che è in te non sia tenebra”.
Il Commento.
A prima vista sembra un paradosso logico: come può la luce farsi oscurità? Eppure Gesù tocca qui una delle dinamiche più sottili dell'animo umano. La luce diventa tenebra quando la scambiamo per un nostro possesso. Accade quando la verità, anziché essere una Presenza da accogliere nell'umiltà e nello stupore si trasforma in una sicurezza rigida, in una lente deformata dall'orgoglio o nel tribunale con cui giudichiamo gli altri.
Sant'Agostino nei suoi scritti torna più volte sul rischio dell'autosufficienza spirituale: quando l'occhio del cuore non è puro, persino la conoscenza spirituale, il rigore e la pietà esteriore possono diventare uno schermo che ci isola da Dio e dal prossimo. È l'illusione dei farisei, ma è anche la tentazione quotidiana di ciascuno di noi: convincerci di camminare nel giorno mentre stiamo semplicemente proiettando la nostra ombra.
Come ci insegnano figure limpide come Santa Teresa di Lisieux o il beato Pier Giorgio Frassati, la vera luce non abbaglia e non si autocelebra. La luce autentica è sempre riflessa: è la grazia di Cristo che passa attraverso la trasparenza di un cuore povero e aperto.
Vigilare affinché la luce non sia tenebra significa allora compiere continuamente un gesto di conversione: chiedere al Signore un «occhio semplice», capace di lasciarsi illuminare anziché pretendere di illuminare il mondo con le proprie certezze, per scorgere la presenza di Dio anche nei dettagli più feriali della vita.
Aggiungi commento
Commenti