Ascoltabili

Pubblicato il 6 agosto 2026 alle ore 06:24

La Parola: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo».

Il Commento.

Il Tabor non è una fuga dalla realtà, ma una scuola di sguardo. Sulla montagna, la voce del Padre spoglia il Cielo di ogni astrattezza per consegnarci una sola certezza: la nostra identità profonda non risiede in ciò che facciamo, nelle nostre forze o nei nostri fallimenti, ma nell’essere pronunciati come figli.

Accogliere questo amore è forse la fatica più dolce e più ardua della vita spirituale. Come ricordava sant’Agostino, Dio ci è più intimo a noi stessi di quanto lo siamo noi, eppure spesso resistiamo all’idea di lasciarci semplicemente amare, preferendo la misura rassicurante dei nostri meriti. Santa Teresa di Lisieux ne fece il cuore della sua «piccola via»: la perfezione non sta nel salire scale d'oro, ma nel farsi piccoli per lasciarsi abbracciare da una grazia sviscerata.

Quando impariamo a dimorare in questo sguardo e cominciamo ad amare a nostra volta accade un prodigio silenzioso: il compiacimento del Padre torna a risuonare sulla terra. Non siamo più spettatori passivi, ma diventiamo noi stessi frammenti della Parola. Amare significa narrare con la carne e con il cuore che la vita ha un senso, che il male non ha l'ultima parola e che la bellezza di Dio attraversa le pieghe delle nostre fragilità.

L'invito ad «ascoltarlo» si ribalta così nel nostro quotidiano: chi ama diventa ascoltabile, portatore di una storia che la gente desidera incontrare perché profuma di vita vera, di luce pasquale e di casa.

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