Prudenza e semplicità

Pubblicato il 9 agosto 2026 alle ore 06:29

La Parola: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe».

Il Commento.

La pagina di Matteo spalanca dinanzi a noi una delle immagini più vertiginose e apparentemente paradossali dell'intero Vangelo. Apparentemente, una pecora tra i lupi è un condannato a morte: non ha artigli, non ha zanne, non ha la forza della sopraffazione. Eppure Gesù non invia i suoi discepoli ad addestrarsi per diventare lupi a loro volta. Non dice: "Armatevi, imparate le tattiche del mondo per sbranare chi vi minaccia". L'identità del credente resta quella della pecora: vulnerabile, mite, fiduciosa nel Pastore.

La strategia risiede tutta in quella tensione feconda tra la prudenza del serpente e la semplicità della colomba.

La prudenza del serpente ovvero l'intelligenza del bene. Come ricordava spesso San Tommaso d'Aquino, la prudenza è il genitricium virtutum, la madre delle virtù. Non è la codardia mascherata, né il calcolo cinico o la furbizia mondana. Sant'Agostino, commentando questo passo, notava che il serpente ha un'astuzia particolare: quando è in pericolo, protegge con tutto se stesso la testa. Per il cristiano, la "testa" è Cristo, è la fede.

La prudenza evangelica è uno sguardo penetrante, capace di discernimento. È la dote di chi sa leggere la realtà senza ingenuità, senza cadere nelle trappole del male, riconoscendo le insidie del potere, dell'ipocrisia e del conformismo. Come ha insegnato Papa Benedetto XVI, la fede non cancella la ragione, ma la purifica e la eleva: la prudenza del serpente è l'uso vigile dell'intelligenza, la capacità di valutare i tempi, le parole e i modi per far strada al Vangelo senza farsi travolgere dalla manipolazione del mondo.

La semplicità della colomba ovvero la limpidezza del cuore. Dall'altro lato, la prudenza da sola rischia di degenerare in diffidenza, sospetto o fredda tattica. Ecco perché Gesù vi affianca la semplicità della colomba. Il termine greco significa letteralmente "senza mescolanza", integro, puro, non adulterato.

È la trasparenza dello sguardo che non ha doppi fini, la purezza d'intenzione. È il cuore dei piccoli di cui parla Santa Teresa di Lisieux, o la freschezza con cui Don Bosco conquistava i ragazzi di strada: una bontà disarmante che non usa maschere. In una cultura spesso malata di doppiezza, la colomba è la testimonianza di chi non ha un'agenda nascosta, di chi ama senza chiedere nulla in cambio. È la disarmata profezia della mitezza.

La prudenza ci impedisce di essere stolti; la semplicità ci impedisce di diventare cinici. Insieme, rendono la pecora invincibile, perché legata al solo Pastore che ha vinto la morte. Nelle relazioni o nelle sfide che vivi oggi, verso quale lato rischi di sbilanciarti di più: la diffidenza che indurisce il cuore o l'ingenuità che non sa custodire il bene?

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