Dipingi la luce

Pubblicato il 11 agosto 2026 alle ore 06:27

La Parola: "Non temete coloro che uccidono il corpo e dopo non possono far più nulla. Vi mostrerò invece chi dovete temere: temete Colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geenna. Sì, ve lo dico, temete Costui".

Il Commento.

Chi uccide il cuore? Non necessariamente un nemico visibile. Più spesso sono il cinismo, la disperazione, la rassegnazione, il compromesso silenzioso con le tenebre. Quella forza oscura che erode il centro spirituale dell'uomo fino a svuotarlo di ogni slancio d'amore. È di questo decadimento interiore che dobbiamo aver timore: della perdita della vita vera.

Oggi la Chiesa celebra Santa Chiara d'Assisi. Nella sua vicenda biografica ed esperienziale ritroviamo il ribaltamento di questo timore. Chiara sceglie una povertà radicale non per una cupa privazione, ma per una custodia totale dell'essenziale. Fin dalla sua giovinezza, ha custodito il desiderio profondo di "dipingere la luce": non con pennelli e colori su una tela, ma con la materia stessa della sua esistenza, riflettendo la bellezza di Cristo entro le mura nude di San Damiano. Chiara insegna che contro la devastazione del cuore l'unica difesa autentica è lasciarsi invadere dalla luce. Come scriveva nella sua Seconda Lettera ad Agnese di Praga: «Poni la tua mente nello specchio dell'eternità, poni la tua anima nello splendore della gloria, poni il tuo cuore in Colui che è figura della sostanza divina, e trasformati tutta, attraverso la contemplazione, nell'immagine della sua divinità».

Mentre le minacce del mondo cercano di uccidere la speranza dentro di noi, l'esperienza di Chiara ci mostra che chi guarda fisso la Luce non ha più nulla da temere. Le pareti della clausura non sono state per lei una prigione, ma la superficie limpida su cui il Raggio divino ha potuto dipingere un'opera d'arte intatta, al riparo da ogni corrosione. Unire la severità della monizione evangelica alla luminosa figura di Chiara significa comprendere che il vero "timore di Dio" coincide con il timore di smarrire la Bellezza. È la preoccupazione santa di non sciupare la grazia, di non lasciar spegnere la lampada della presenza di Dio nel nostro santuario interiore.

Sulla scia di Francesco e Chiara, la risposta al rischio della Geenna non è la paura paralizzante, ma il coraggio di diventare trasparenza: permettere a Cristo di dipingere la sua luce anche nelle nostre oscurità, custodendo il cuore con la medesima cura con cui si protegge la fiammella di una candela nella notte.

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