La Parola: “I sommi sacerdoti, gli scribi e gli anziani mandarono dal Signore Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso”.
Il Commento.
Sommi sacerdoti, anziani e scribi… uniti non per affetto ma perché schierati contro un nemico. Sembrano lo specchio del nostro tempo.
Sono il ritratto di ciò che la psicologia chiama "coesione da contrasto": non ci si unisce perché si ama la stessa verità, ma perché si condivide lo stesso bersaglio. Il male ha una sua tragica capacità di fare rete quando si tratta di soffocare la novità del Vangelo. Anche Papa Francesco ci metteva continuamente in guardia da questa dinamica: la tentazione di fare "blocco" non per costruire comunione, ma per erigere muri o difendere posizioni di potere. È la logica che vediamo nei social media, nella politica, dentro la stessa comunità ecclesiale: ci si definisce non per chi si ama, ma per chi si combatte. Il cuore umano cerca spesso capri espiatori per evitare la fatica di una conversione personale.
Diventa forte il richiamo di Gesù. Davanti alla moneta del tributo dice: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio».
La moneta porta l'immagine di Cesare e a lui appartiene. Ma l'essere umano, di chi porta l'immagine? A Cesare si possono dare le monete, il denaro, le cose materiali; ma la vita, il cuore, la coscienza e la libertà a chi appartengono? Rispondo a questa domanda citandovi un famoso monologo di Roberto Benigni a commento dei Dieci Comandamenti: “Ci dobbiamo affrettare, affrettiamoci ad amare, noi amiamo sempre troppo poco e troppo tardi, affrettiamoci ad amare, perché al tramonto della vita saremo giudicati sull'amore, perché non esiste amore sprecato e perché non esiste un'emozione più grande di sentire quando siamo innamorati che la nostra vita dipende totalmente da un'altra persona, che non bastiamo a noi stessi, e che tutte le cose, ma anche quelle inanimate come le montagne, i mari, le strade, il cielo, il vento, le stelle, le città, i fiumi, le pietre, i palazzi... tutte queste cose, che di per sé sono vuote, indifferenti, improvvisamente quando le guardiamo si caricano di significato umano e ci affascinano, ci commuovono, perché? Perché contengono un presentimento d'amore, anche le cose inanimate, perché il fasciame di tutta la creazione è amore e perché l'amore combacia con il significato di tutte le cose: la felicità”.
In ogni atto animato o inanimato c’è un presentimento d’amore: è questa l’immagine! Davvero stupendo: il fasciame di ogni cosa è l’amore! Ecco allora cosa rendere a Dio: scoprire che non siamo noi gli autori dell'amore, ma i suoi custodi e canalizzatori.
Restituire amore è permettere a Dio di continuare ad amare il mondo attraverso le nostre mani, la nostra voce e il nostro cuore.
Restituire amore è la forma più alta della libertà cristiana: è la gioia di chi sa di non dover trattenere nulla per sé, perché ha già ricevuto tutto da Dio.
Tutto ho compito perché Lui tutto ha compiuto per me!
Buona domenica!
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