La Parola: Natanaèle gli domandò: «Come mi conosci?».
Il Commento.
È una domanda che ha il sapore del nascondiglio e della vertigine, quella di Natanaele. Sta sotto l'albero di fichi, un luogo intimo, lontano dagli sguardi, eppure scopre di essere già stato visto, compreso, abitato. Il suo nome, che significa «Dio ha dato», porta già nel timbro la risposta: prima ancora che noi cerchiamo, siamo già stati donati e accolti da Te!
Il Tuo sguardo, Signore, libera! Non dobbiamo indossare maschere o armature con Te. Natanaele si sente smascherato, ma non violato; si sente finalmente riconosciuto.
La nostra debolezza non è un ostacolo all'amore di Dio, ma la calamita che lo attira. Gesù non si innamora delle nostre perfezioni immaginarie, ma della nostra verità reale.
La misericordia è proprio questo sguardo di grazia che ci raggiunge lì dove siamo, nel nostro "sotto il fico", cioè nelle nostre zone d'ombra e nei nostri pensieri più riservati.
Sapere che Egli ci conosce fino in fondo non toglie la libertà, ma toglie la paura. La mia fragilità non spegne il mio volergli bene: ne è la forma più autentica, perché è il grido di chi sa di aver bisogno di essere tenuto per mano.
Buona giornata!
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