La Parola: Erode temeva Giovanni, sapendolo giusto e santo, e vigilava su di lui; e anche se nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Il Commento.
Erode non era insensibile. In Giovanni Battista sentiva il profumo della verità, la forza della santità. Lo ascoltava «volentieri», provava una perplessità che lo affascinava, quasi un fremito dello spirito. Ma era l'ascolto dello spettatore.
È la tentazione che San Giacomo denuncia con forza: essere ascoltatori dimentichevoli e non operatori della Parola. È il rischio di trasformare la fede in un’esperienza estetica, una ricerca del "bel pensiero" o della predica emozionante, rimanendo però seduti sul proprio trono di comodo. Erode «vigilava su di lui», ossia lo custodiva nella prigione, ma in realtà era Erode a essere prigioniero delle proprie passioni e della paura del giudizio altrui. Quando il "sentire" non diventa scelta, l'ascolto regredisce a intrattenimento dell'anima, fino al tragico cedimento davanti al piatto d'argento.
Il vero ascolto nasce dal verbo obbedire: un ascoltare ponendosi davanti, pronti a muovere i passi. Non è un’adesione cieca o sottomessa, ma l’apertura d’amore di chi si fida. È l’ascolto di San Francesco davanti al Crocifisso di San Damiano, di Maria nell’Annunciazione, o la docilità semplice di San Giovanni Maria Vianney e di Don Bosco.
Erode ci avverte: si può essere affascinati dalla luce restando al buio. Gesù invece ci invita all'ascolto di chi accoglie il seme nel terreno buono e porta frutto con perseveranza.
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