Paura del ridicolo

Pubblicato il 31 agosto 2026 alle ore 06:04

La Parola: "O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova?".

Il Commento.

La paura del ridicolo è spesso il primo ostacolo che ci separa dalla follia dell'amore di Dio. Una dramma ha un valore economico modesto, ma nella parabola di Luca il punto non è la contabilità, bensì l'impossibilità di rassegnarsi alla perdita. Per la donna della parabola, quella singola moneta non è un semplice mezzo di scambio: è parte della sua storia, della sua ricchezza intima. Perderne una significa avvertire un vuoto che fa male.

Sant'Agostino ricorda che «Dio ci ama a uno a uno, come se non ci fossimo che noi». È questa la logica che sconcerta il nostro senso comune. Noi calcoliamo il costo del ridicolo, valutiamo se la fatica valga la pena; Dio, invece, accende la luce, sposta i mobili, smuove la polvere della nostra vita pur di riabbracciare ciò che si era smarrito.

Come scriveva Alessandro Manzoni, la misericordia non è mai una svendita o una mancanza di dignità, ma il momento in cui la grazia abbassa le nostre difese per rivelare chi siamo veramente. In San Francesco questa misericordia si fa gesto concreto e smisurato, lontano da ogni prudenza mondana.

Ci chiediamo quanta misericordia abiti in noi proprio quando la nostra misura sbatte contro l'ecceso della sua. Riconoscere la propria esitazione e il timore del giudizio altrui è già il primo spiffero attraverso cui la luce della lucerna entra nella stanza. Non si tratta di non aver paura del ridicolo, ma di lasciarsi trovare da Unità e Bellezza che non hanno paura di cercarci fin dentro la nostra polvere.

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