La Parola: “Gustate e vedete quanto è buono il Signore; beato l'uomo che in lui si rifugia. Il Signore è vicino a chi ha il cuore ferito, egli salva gli spiriti affranti.”.
Il Commento.
Il Salmo 34, da cui affiora questo invito a «gustare e vedere», ci chiede una rivoluzione dei sensi. Per cogliere la bontà del Signore non basta l'udito che ascolta una dottrina, né una vista superficiale: occorre il palato.
Molto spesso viviamo la fede da "affamati nervosi", consumando parole, riti o risposte veloci. Il Signore, invece, si lascia incontrare da chi sviluppa la spiritualità del palato fine: l'arte del sommelier dello Spirito, che sa sostare, decantare, assaporare. Come ricordava il Cardinale Martini, il testo biblico — e la vita stessa — non va prima analizzato, ma "masticato" e digerito nella meditazione.
Ma dove si degusta la bontà più profonda di Dio? Il Salmo non ci porta in una stanza dorata, ma accanto a «chi ha il cuore ferito».
Le ferite sono le feritoie attraverso cui passa la luce; ecco perché il Vangelo sa di terra, di pane spezzato, di lacrime umane. È lì, nel punto esatto della nostra fragilità e del nostro spirito affranto, che Dio si fa vicino. Non viene a spiegare il dolore, viene ad abitarlo.
Farsi sommelier della grazia significa allora questo: non passare oltre la vita con fretta, ma fermarsi di fronte a un gesto d'amore, a un perdono ricevuto, persino a una ferita che si sta ricucendo, e dire con meraviglia: Il Signore è davvero qui, ed è buono.
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