La Parola: “E’ inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono…”.
Il Commento.
Il dramma dello scandalo non sta soltanto nell'errore o nell'imperfezione — che appartengono alla nostra fragile condizione umana — ma nell'impatto che esso ha sui «piccoli», su chi guarda a noi con fiducia o muove i primi passi nel cammino della fede.
Gesù usa parole durissime, quasi spietate, perché sa che lo scandalo incrina la fiducia nel bene e rischia di soffocare la speranza altrui. Come ricordava sant'Agostino, la Chiesa è un corpo unico: quando un membro cade o ferisce, l'eco si ripercuota su tutto il corpo.
Tuttavia, riconoscere di "generare scandalo" non deve spalancare le porte alla disperazione, ma a una conversione autentica e profonda. Nell'insegnamento di san Francesco e nella spiritualità di Santa Teresa di Lisieux, la scoperta del proprio limite e della propria miseria non è un verdetto di condanna irrevocabile, ma il luogo esatto in cui incontrare la misericordia di Dio. Perfino Davide nei Salmi dopo la sua grave colpa e lo scandalo arrecato al popolo, non si è nascosto: ha gridato il suo Miserere, offrendo a Dio un cuore spezzato e contrito.
Il Vangelo smaschera il male senza finzioni, ma non chiude mai la porta alla grazia. Riconoscere il peso del proprio sbaglio è già il primo passo per trasformare un motivo di inciampo in un'occasione di umiltà, riparazione e rinascita.
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